I temporali estivi non possono attenuare l’eccezionale magra del Po e dei suoi principali affluenti.
Il bacino idrografico del Po si estende per 71.000 kmq, è lungo 650 km chilometri ed è alimentato da 141 affluenti.
ll Po riceve due grandi “input” d’acqua: uno autunnale (piogge dirette e accumulo di neve su Alpi e Appennino) e uno primaverile-estivo (piogge dirette – primaverili – e fusione della neve sui rilievi).
L’immagine mostra la risposta del Po a questi due diversi contributi negli ultimi 3 anni. Nel periodo ottobre 2019-agosto 2020 e ottobre 2020-agosto 2021 piogge e fusioni hanno mantenuto il livello del fiume su valori apprezzabili.
Da settembre 2021 il contributo delle piogge autunnali è stato minimo (si veda il riquadro). A seguire (dicembre-marzo) non è più piovuto, né nevicato in maniera sufficiente, di conseguenza, complice una primavera secca, il contributo della fusione è stato minimo (riquadro rosso)
Quindi questa eccezionale magra ha iniziato a svilupparsi quasi un anno fa. 11-12 mesi di scarse (o a tratti nulle) precipitazioni non possono essere recuperati con qualche temporale estivo.
La ricarica di un reticolo come quello del Po richiede perturbazioni strutturate, vale a dire sistemi frontali estesi che rechino piogge diffuse e persistenti su tutto il bacino. A queste deve assolutamente aggiungersi la neve, riserva del grande fiume.
Per avere perturbazioni strutturate bisogna aspettare la stagione giusta. Era ed è illusorio pensare che l’estate possa portare sollievo o contenere una magra così strutturata. I temporali di questi giorni, anche se forti, portano benefici molto localizzati.
Immagine: andamento del fiume Po negli ultimi 3 anni.
Riquadri celesti: picchi da piogge autunnali.
Riquadri rossi: picchi da piogge primaverili + fusione neve